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CARBON FOOTPRINT: l’impatto della Fashion Week

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Aprile 2, 2024

Associare la fashion week alla parola sostenibilità sembra un paradosso, questo perché l’industria della moda ha un impatto ambientale tutt’altro che sostenibile.

Questa affermazione è stata accertata da diversi studi.

Inizialmente si parlava di come il settore della moda fosse responsabile di una cifra compresa tra 4% e 15% di emissioni di gas a effetto serra, ma la fonte più autorevole, l’ONU, ha dichiarato che si parla di una cifra tra 8% e 10%.

In questo articolo parleremo di cos’è la carbon footprint e dell’impatto ambientale della fashion week sul nostro pianeta.

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Cos’è la carbon footprint?

La carbon footprint è uno strumento utile a misurare, gestire e comunicare le emissioni di gas a effetto serra, correlati a prodotti e servizi, e ha l’obiettivo ultimo di ridurre le emissioni di CO2 aziendali.

Le aziende si impegnano a definire un sistema di carbon management finalizzato all’identificazione e alla realizzazione di interventi di riduzione delle emissioni di gas serra, economicamente efficienti, che utilizzano tecnologie a basso contenuto di carbonio, per un minor impatto ambientale.

Una carbon footprint poco sostenibile

Secondo uno studio fatto dalla compagnia fashion tech Ordre, si stima che durante il fashion month, comprendente le settimane della moda di Milano, Parigi, New York e Londra, vengono emesse 241 tonnellate di CO2 tra i voli continentali e intercontinentali, spostamenti in macchina da un posto all’altro della città. 

Lo studio, redatto in collaborazione con Carbon trust, ha prodotto questo risultato sommando le emissioni di gas a effetto serra annue di tutti i trasporti e misurando la carbon footprint di oltre settemila persone circa che partecipano a tutte e quattro le settimane della moda.

La carbon footprint della fashion week

Il business development executive che si occupa del sud Europa di Carbon trust, Leonardo Boeri, ha dichiarato:

Le emissioni calcolate da Carbon trust nel rapporto sono solo una parte marginale del carbon footprint dell’industria della moda. Tuttavia, la ricerca fornisce un’immagine significativa degli impatti del settore sulle emissioni di carbonio che, dati alla mano, potrebbe influenzare positivamente gli stakeholder del fashion system e portarli a fare scelte più consapevoli, professionalmente e personalmente

Fonte: Ilaria Chiavacci “Qual è l’impatto ambientale della Fashion week e come ridurlo” 22 febbraio 2022. Articolo pubblicato su: «Lifegate» – www.lifegate.it

Inoltre parlando di potenziali modi per ridurre gli impatti ambientali grazie alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ha aggiunto:

Per ridurre gli impatti ambientali di questo tipo di eventi si dovrebbe puntare a ridurre le emissioni dei viaggi, preferendo il treno all’aereo quando possibile ed optando per l’uso di veicoli elettrici. Per evitare gli spostamenti in città si potrebbero istituire degli hub dedicati e programmare gli eventi, mentre per quanto riguarda le scenografie sarebbe buona norma ridurre al minimo la produzione di materiali monouso, evitando in primo luogo attrezzature non riciclabili e incoraggiando l’uso condiviso di sedi e luoghi per spettacoli durante la settimana”.

Fonte: Ilaria Chiavacci “Qual è l’impatto ambientale della Fashion week e come ridurlo” 22 febbraio 2022. Articolo pubblicato su: «Lifegate» – www.lifegate.it

Questa tipologia di eventi non comporta solo un grosso spostamento di persone in location differenti, quest’ultime hanno anche un fabbisogno energetico elevato basta pensare alla quantità di luci che servono per ogni singola passerella e ai diversi allestimenti.

Andrea Maggiani, fondatore e ceo della società specializzata in strategia climatiche, Carbonsink dichiara:

“Lo studio di Ordre si è concentrato soprattutto sugli spostamenti degli addetti ai lavori: misurare in maniera esatta l’impronta carbonica di una o più Fashion week è molto complesso perché bisogna considerare molti dati, per esempio: quante persone realmente hanno partecipato, i trasporti che hanno usato per raggiungere gli eventi, i consumi di energia, i catering, i rifiuti generati nonché tutte le attività coinvolte, dalla preparazione allo smontaggio. Inoltre, stiamo parlando di un settore, quello della moda, in cui la misurazione delle emissioni è già di per sé particolarmente complessa per l’ampiezza e la varietà delle filiere produttive dei processi”

Fonte: Ilaria Chiavacci “Qual è l’impatto ambientale della Fashion week e come ridurlo” 22 febbraio 2022. Articolo pubblicato su: «Lifegate» – www.lifegate.it

Dal punto di vista ambientale, eventi come la fashion week non possiamo più permetterceli.

La fashion week del futuro

Nonostante le premesse iniziali, in cui sembrava quasi un controsenso l’accostamento delle parole “fashion week” e “sostenibilità”, nel corso degli anni si sono visti dei progressi verso il mondo della sostenibilità e la carbon neutrality

Se torniamo indietro agli anni della pandemia dove le sfilate in presenza erano praticamente inesistenti si sono sperimentati metodi alternativi, come gli show digitali, e questo poteva essere uno dei passi verso la riduzione del dispendio energetico.

La crisi climatica ci impone a riflettere sul futuro di eventi come la settimana della moda in un momento storico dove sono gli stessi protagonisti a chiedere e a volere un cambiamento, ovvero se gli stessi designer stanno cercando di rivoluzionare le loro attività per renderle più sostenibili suona poi poco coerente non rivolgere gli stessi pensieri quando si tratta delle sfilate.

Ci sono alternative migliori e più sostenibili che si possono prendere come modello, ad esempio la fashion week di Copenaghen che nel 2020 ha presentato un piano di azione triennale di cui ad oggi, tre anni dopo, iniziano a vedersi i primi risultati. 

La strategia pensata obbliga, tutti i brand che vogliono essere inclusi nel calendario, a rispettare 18 requisiti minimi di sostenibilità che possono essere raggruppati in sei macro aree: orientamento strategico, etica del design di prodotto, materiali, condizioni di lavoro, coinvolgimento dei consumatori e produzione dell’evento. 

Dopo tre anni, i risultati sono stati notevoli in quanto per la prima volta i requisiti richiesti sono stati rispettati tutti, sono state presentate collezioni con almeno il 50% di tessuti sostenibili, riciclati o riciclabili, le sfilate sono state pensate con l’obiettivo “zero waste”, viene monitorata in maniera costante la carbon footprint della propria collezione, non vengono distrutti i modelli invenduti o collezioni di stagioni precedenti e si impegnano ad informare tutti i collaboratori sul percorso di sostenibilità che sta intraprendendo il brand.

Per l’Italia invece non è così semplice, un po’ per l’importanza dei brand presenti all’interno del calendario e per la conformazione delle città, ma la Camera nazionale della moda italiana (Cnmi) ha iniziato a inserire nel calendario iniziative più sostenibili, già dal 2012, quando è stato redatto il Manifesto per la sostenibilità della moda italiana.

Il presidente della Camera nazionale della moda italiana, Carlo Capasa, ha dichiarato:

Da allora sono seguite iniziative periodiche come tavoli di lavoro tecnici, pubblicazione di documenti e linee guida per l’intero settore ed eventi di formazione rivolti ai designer. Per quanto riguarda la Fashion week di Milano, da diverse edizioni diamo spazio a brand focalizzati sul tema della sostenibilità, pianificando sezioni ad hoc all’interno della nostra settimana di show e del nostro Fashion hub. Da cinque anni ospitiamo Designer for the Planet, evento in cui cinque marchi, il cui lavoro si basa su rigorosi criteri di sostenibilità ambientale, presentano le loro collezioni”

Fonte: Ilaria Chiavacci “Qual è l’impatto ambientale della Fashion week e come ridurlo” 22 febbraio 2022. Articolo pubblicato su: «Lifegate» – www.lifegate.it

Negli ultimi anni l’industria della moda ha subito diversi cambiamenti ponendo più attenzione alla sostenibilità. 

Nel prossimo futuro possiamo riuscire ad immaginarci una moda in cui l’innovazione e la creatività si riescono a sposare con la sostenibilità

Questa tendenza riflette non solo una maggiore consapevolezza dell’industria della moda ma anche e soprattutto dei consumatori che, diventando sempre più informati, preferiranno scegliere brand che condividono i loro valori e che si impegnano in maniera attiva a creare e migliorare un futuro più sostenibile.

Conclusioni

Se la tua azienda lavora nel settore della moda, non esitare a prenotare una sessione gratuita per approfondire le tue esigenze specifiche sul percorso verso la carbon neutrality.

Riuscire a coniugare la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico con la crescita del business è la sfida di tutte le aziende. Vuoi sapere come? Contattaci.

Siamo specializzati in consulenza strategica e servizi di sostenibilità aziendale, mercato ed efficienza energetica. Contattaci per la creazione e l’implementazione delle tue strategie di sostenibilità, la valutazione e il miglioramento della performance ambientali, sociali e di governance (ESG), la redazione di bilanci di sostenibilità.


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